Come è fatto
Scritta per chi deve controllare prima di fidarsi. Ogni cosa qui dentro si può verificare dall'esterno — e in fondo c'è scritto come.
Cosa passa dalla rete, e cosa no
Il riconoscimento dei dati, la sostituzione con i segnaposto e il ripristino avvengono sul dispositivo. Il testo dei documenti non viene mandato da nessuna parte: non esiste una funzione per caricarlo, e nel servizio non esiste un indirizzo che lo accetti.
Escono dal computer soltanto quattro cose, tutte senza contenuto documentale: la verifica della licenza, il controllo degli aggiornamenti, l'attivazione della postazione — una volta sola, quando si inserisce il codice — che manda dodici cifre derivate da una chiave locale, il sistema operativo e la versione del programma, e infine, per chi usa la versione gratuita, il conteggio dei documenti protetti nella settimana: un numero, non il loro contenuto né il loro tipo. Non il nome del computer, che spesso contiene il nome di una persona. Staccando la rete il programma continua a lavorare col conteggio locale, ed è il modo più diretto di verificarlo.
Dove stanno le chiavi
La corrispondenza fra segnaposto e dati veri è cifrata con AES-256-GCM. La chiave sta nel portachiavi di sistema (Windows Credential Manager, Portachiavi di macOS, Secret Service su Linux) e non lascia mai il dispositivo. Non ne abbiamo copia: se si perde, i documenti cifrati su quel computer non sono recuperabili — nemmeno da noi.
Quando il portachiavi non è disponibile — un servizio senza sessione utente — la chiave finisce in un file con permessi ristretti, e l'interfaccia lo dice invece di nasconderlo: è una protezione inferiore, e chi la usa deve saperlo.
La licenza si verifica senza chiedere il permesso a nessuno
Il certificato di licenza è firmato con Ed25519. La chiave pubblica è dentro il programma; quella privata resta sotto il nostro controllo esclusivo e non viene ceduta a nessun partner — nemmeno a chi rivende col proprio marchio.
La conseguenza pratica: il programma verifica la licenza da solo, senza collegarsi. Non c'è un server che deve rispondere perché tu possa lavorare, e non c'è un elenco di chi sta lavorando in questo momento.
Tre livelli di riconoscimento, con garanzie diverse
Regole con codice di controllo — codice fiscale, partita IVA, IBAN, carta di credito: qui non si indovina, si verifica una cifra di controllo.
Dizionari di settore e vocabolario personale — termini noti per un ambito professionale, più quelli che aggiungi tu.
Riconoscimento statistico dei nomi — gira anch'esso in locale, e non ha garanzie di forma.
Quando due livelli rivendicano lo stesso testo vince chi ha una verifica vera. Non è una preferenza estetica: una partita IVA con codice di controllo valido non deve poter essere scavalcata da un'ipotesi statistica.
Il controllo prima che il testo esca
Prima di lasciarti copiare o esportare, il programma rilegge il testo protetto e cerca quello che potrebbe essere sfuggito — compresi i dati mimetizzati con caratteri invisibili o con lettere che somigliano a quelle attese.
Se quel controllo non riesce a concludere, il programma non ti lascia copiare e te lo dice. È deliberato: una conferma data quando il controllo si è interrotto sarebbe una conferma su cui non possiamo rispondere.
Cosa finisce nei nostri registri
Identificativo della richiesta, metodo, percorso, esito e durata. Non il corpo delle richieste, mai, nemmeno troncato; non le intestazioni, che contengono i cookie di sessione; non i parametri di ricerca, che possono contenere indirizzi email. C'è una prova automatica che manda una stringa sentinella e fallisce se ricompare nei registri.
Le password sono conservate con Argon2id. Dei token di sessione e dei codici di conferma il database contiene solo l'impronta, mai il valore.
Cosa non facciamo, di proposito
Non c'è telemetria: non sappiamo quanti documenti elabori, né quando, né di che tipo. Il sito non usa analytics e non installa cookie.
Non c'è un modo per noi di leggere i tuoi documenti da remoto, di sbloccare una chiave locale, o di recuperare un archivio cifrato. Sono limiti veri, non formule: se ci chiedi di recuperare documenti da un computer perso, la risposta è che non possiamo.
Come verificarlo da solo
- Stacca la rete e usa il programma su un documento: continua a riconoscere, proteggere e ripristinare.
- Guarda il traffico con lo strumento che preferisci mentre elabori un documento: vedrai il controllo licenza e quello aggiornamenti, e nessun invio di contenuto.
- Confronta l'impronta SHA-256 del file che hai scaricato con quella pubblicata nella pagina di scaricamento: se coincidono, il file è quello che abbiamo costruito noi.
- Controlla la firma dell'installatore: su Windows dalle proprietà del file, su macOS il pacchetto è notarizzato da Apple.
Se una di queste verifiche non torna, scrivici: è esattamente il tipo di segnalazione che vogliamo ricevere.