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Protezione dei dati

Dati anonimi o pseudonimizzati? La differenza che conta per il GDPR

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«Tanto i nomi sono sostituiti con dei codici, quindi non sono più dati personali». È una frase che si sente spesso quando uno studio comincia a usare un sistema di intelligenza artificiale sui propri documenti, ed è quasi sempre sbagliata. Il GDPR distingue due operazioni molto diverse, e la differenza decide se una regola si applica oppure no.

Due parole che non sono sinonimi

Pseudonimizzazione (art. 4, n. 5 del GDPR): i dati vengono sostituiti con segnaposto — [NOME_1], [CODICE_FISCALE_1] — ma da qualche parte esiste una corrispondenza che permette di tornare al dato vero. Anche se quella corrispondenza sta su un disco cifrato, lontano dal testo pseudonimizzato, il dato resta personale: il regolamento lo dice esplicitamente, perché la possibilità di re-identificazione esiste ancora, da qualche parte.

Anonimizzazione: la corrispondenza viene distrutta, non solo nascosta. A quel punto nessuno — nemmeno chi ha fatto l'operazione — può più risalire alla persona. Solo qui il considerando 26 del GDPR si applica davvero: un dato anonimo non è più un dato personale, e il regolamento smette di valergli.

Perché il contesto può tradire un segnaposto

C'è un terzo problema, meno intuitivo: anche un testo pseudonimizzato bene può restare riconoscibile dal contesto. Una pratica che dice «il socio di maggioranza della ditta di impianti elettrici di [CITTÀ], fondata nel [ANNO]» può identificare una persona precisa a chi conosce quella zona, anche senza il suo nome. È per questo che il fornitore di intelligenza artificiale — che riceve solo testo con segnaposto, mai la tabella di corrispondenza — potrebbe comunque, in teoria, risalire a qualcuno dal contesto: il testo resta un dato personale, e il trattamento resta regolato dal GDPR.

Cosa significa in pratica per chi usa l'AI in studio

  • Collegare la propria chiave API a un fornitore di intelligenza artificiale e inviare testo pseudonimizzato è un trattamento di dati personali, e va trattato come tale: base giuridica, informativa, eventuale accordo sul trattamento con il fornitore.
  • Il fatto che il fornitore non riceva mai la tabella di corrispondenza riduce il rischio, non lo azzera.
  • Chi promette «anonimo» quando intende «pseudonimizzato» espone lo studio a una dichiarazione che non regge a un controllo.

obscurIA distingue le due operazioni per nome, non le confonde: pseudonimizza quando serve recuperare i dati veri nella risposta, anonimizza quando il testo deve uscire definitivamente. La chat con l'AI integrata in obscurIA lavora solo su testo già protetto, e lo fa con la chiave API del cliente — mai con la nostra — così che il rapporto con il fornitore resti quello che il cliente ha scelto.

Questo articolo spiega una distinzione tecnica, non sostituisce una valutazione legale sul caso specifico del tuo studio.

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